Fattura professionista e fattura proforma [Guida + Modello]

Fattura professionista e fattura proforma [Guida + Modello]

In questo articolo ti spiegherò come fare una fattura per un professionista e cos’è la fattura proforma + modello già pronto

 

Fattura professionista: Cos’è e quando emetterla?

Tutti i professionisti nello svolgimento della loro attività devono, al momento dell’incasso del corrispettivo, redigere la fattura da consegnare al cliente. La fattura, o in questo caso parcella, è un documento fiscale obbligatorio attestante la prestazione di un servizio professionale.

Sono tenuti all’emissione di questo documento tutte le figure che abitualmente chiamiamo “Professionisti”. Requisito indispensabile per poter emettere la fattura è la presenza di una partita IVA per lo svolgimento di una attività professionale. Questi soggetti possono essere appartenenti ad un Albo professionale (notai, architetti, avvocati, geometri, commercialisti…ecc), ma potrebbero anche non esserlo.

 

Ecco quali sono gli elementi principali della fattura del professionista

La normativa vigente non prevede uno schema obbligatorio per redigere una fattura,
è sufficiente infatti che contenga alcuni elementi essenziali:

  • La parte  descrittiva deve contenere i dati identificativi del venditore (indirizzo, partita IVA, nome, cognome, ditta, ecc.), i dati identificativi del compratore (non dimenticate di inserire il numero di partita IVA del venditore), il numero progressivo, la data di emissione, e le condizioni generali di vendita (consegna, modalità di pagamento).
  • La parte tabellare deve invece contenere i dati identificativi della prestazione, eventuali sconti praticati e oneri accessori a carico del compratore, la base imponibile, l’aliquota IVA ed il totale della fattura.

Vediamo adesso alcuni esempi pratici di come deve essere compilata la fattura e come devono essere applicate l’IVA e le ritenute d’acconto a seconda del tipo di soggetto tenuto ad emettere la fattura:

– Il professionista iscritto alla cassa professionale di appartenenza:
il classico esempio dei professionisti iscritti cassa previdenziale di categoria è quello degli avvocati, degli architetti o dei geometri. In questo caso il professionista deve addebitare il CAP (2-4%) del compenso al cliente come contributo alla cassa professionale, includendo tale valore all’interno della base imponibile IVA. Vediamo di chiarire meglio la situazione con un esempio pratico:

Supponiamo che sia stata effettuata una prestazione professionale per un valore di € 1.000 al quale deve essere aggiunto il contributo alla cassa di previdenza pari a € 20,00 (2% di 1.000), per un totale imponibile di € 1.020. A questo punto abbiamo trovato la base imponibile IVA, alla quale deve essere applicata l’imposta del 22%, per un valore di €  224,40. Ora va calcolata al ritenuta di acconto del 20% sull’imponibile della prestazione (esclusa quindi la cassa previdenziale), equivalente a €200,00 (20% di €1.000,00). Come evidenziato dalla tabella sotto il calcolo del netto a pagare, pari a €1.024,00, è presto fatto:

Imponibile prestazione                1000,00 Euro

Cassa Professionale 2%               20,00  Euro

IVA 22%                                        224,40 Euro

Totale Fattura                              1244,40 Euro

Ritenuta Acconto (20%)               -200,00 Euro

Netto a Pagare                            1044,40 Euro

 

– Il professionista senza cassa professionale, ovvero iscritto alla gestione separata INPS;
Il professionista senza cassa professionale, ovvero iscritto alla gestione separata INPS  – I professionisti che non hanno una cassa professionale di appartenenza devono obbligatoriamente iscriversi alla gestione separata dell’INPS. In questo caso il professionista deve applicare in fattura la rivalsa INPS del 4%, con inclusione di quest’ultima sia nel calcolo dell’imponibile sia nel calcolo della Ritenuta di Acconto. Rientrano in questa categoria gli amministratori di condominio, i consulenti del settore informatico, e così via. Vediamo un esempio pratico di compilazione della fattura anche in questo caso:

Supponiamo sempre che siano stati effettuati servizi per un valore ipotetico di €1.000 al quale dobbiamo aggiungere la rivalsa INPS pari a €40,00 (4% di 1.000), per un totale imponibile di €1.040. Si calcola l’IVA al 22% che è pari a €228,80. A questo punto va calcolata al ritenuta di acconto del 20% sul totale imponibile (rivalsa INPS inclusa), pari a €208,00 (20% di €1.040,00). La tabella qui sotto ci aiuta a determinare il netto a pagare, pari a €1.060,80:

Imponibile prestazione               1000,00 Euro Rivalsa INPS  4%                         40,00  Euro IVA 22%                                      228.80 Euro

Totale Fattura                            1268,80 Euro

Ritenuta Acconto (20%)             -208,00 Euro

Netto a Pagare                            1060.80 Euro

 

Netto a pagare(imponibile prestazione + contributo cassa di previdenza + IVA – ritenuta di acconto)

 

Fattura Proforma: Quando è utile?

Il professionista è obbligato, ai sensi dell’art. 6 del DPR 633/72, ad emettere la fattura non al termine della prestazione professionale, ma al momento dell’effettivo pagamento da parte del cliente. Per questo motivo è pratica comune che dopo la prestazione del servizio venga rilasciata una “fattura proforma“. La fattura proforma è un documento senza alcuna valenza fiscale, utilizzato quando si rende necessario presentare al cliente un facsimile della fattura finale senza incorrere negli obblighi fiscali e mantenendo la certezza che il documento non possa far insorgere, in caso di controlli, la presunzione di fatturazione, generando tutte le conseguenze per la mancata registrazione dello stesso. La fattura proforma non genera obblighi ai fine della liquidazione IVA e nemmeno ai fine della determinazione dei ricavi.

 

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Come fare una fattura commerciale [Guida + Modello]

Come fare una fattura commerciale [Guida + Modello]

In questo articolo ti spiegherò in modo semplice come fare una fattura commerciale e potrai scaricare un modello già pronto

Dopo aver avviato l’attività con l’apertura della partita Iva con la scelta del regime fiscale ed aver espletato tutti gli altri adempimenti necessari, passo successivo è capire come si emette la fatturacome applicare l’Iva e sopratutto su cosa si calcola l’Iva.

Come fare una fattura commerciale: le prime due cose da capire

1) primo passo: quando emettere fattura, il momento dell’emissione, i casi in cui dobbiamo emettere autofattura, il caso delle cessioni di beni o prestazioni di servizi con l’estero:

Il momento di emissione della fattura cambia a seconda del tipo di attività, Commercio o prestazioni di servizi: nella cessione di beni la fattura si emette al momento della consegna del bene, momento nel quale si perfeziona per i beni mobili il passaggio della proprietà. Nel caso di prestazioni di servizi il momenti in cui emettere la fattura è quello di ultimazione del servizio e contestuale pagamento della prestazione.

Qualora le parti si siano accordate per il pagamento di un acconto tale acconto andrà fatturato con le stesse modalità del saldo.

2) secondo passo: compilazione della fattura:

le voci che compongono la fattura e che rappresentano il contenuto minimo obbligatorio sono:

  • Data di emissione della fattura;
  • Numero che deve essere progressivo e con cronologia annuale;
  • Denominazione delle parti contraenti tra cui è effettuata l’operazione, nonché i dati di un eventuale rappresentante fiscale, qualora sia presente;
  • Indicazione del cedente o prestatore del servizio deve indicare obbligatoriamente il proprio numero di partita Iva;
  • Natura, qualità e quantità dei beni ceduti e dei servi prestati;
  • Corrispettivo della cessione, in moneta anche diversa dall’euro;
  • Base imponibile;
  • Valore normale dei beni ceduti a titolo di sconto e abbuono o premio;
  • Aliquota iva applicabile o eventuali titoli di esenzione;
  • Ammontare dell’iva con arrotondamento al centesimo;
  • Numero di partita iva obbligatorio anche a carico del committente;

Sulla fattura possono essere annotati anche vari elementi contrattuali (facoltativi) come ad esempio:

  • Modalità di pagamento
  • Riferimenti a un eventuale ordine
  • Banca di appoggio per il pagamento
  • Comunicazioni di vario tipo per il cliente (Annotazioni)
  • Determinazione della base imponibile

La determinazione della base imponibile:

molto importante al fine di realizzare una fattura corretta dal punto di vista fiscale è la determinazione della cosiddetta Base Imponibile: si tratta del valore a cui vengono applicate le imposte (calcolo dell’IVA) nelle varie aliquote.

Riporto un esempio di base per capire meglio come si determina la base imponibile:

DESCRIZIONE           IMPORTO

BASE IMPONIBILE     €1.110,00

Bene 1              €900,00

Bene 2              €200,00

Sulla Base Imponibile di € 1.110,00 va calcolata l’imposta.

Con queste informazioni di base si può realizzare una fattura corretta dal punto di vista formale e fiscale.

 

Conservazione delle Fatture:

La conservazione dei documenti emessi deve essere fatta per 5 anni ai fini tributari; vanno invece conservate 10 anni ai fini civilistici le scritture relative sul giornale di contabilità. Per questioni di prudenza viene di norma consigliata la conservazione per 10 anni anche dei documenti.

 

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Come aprire partita Iva a Napoli: Le cose che devi sapere 

Come aprire partita Iva a Napoli: Le cose che devi sapere 

Vuoi aprire partita iva a Napoli? Ecco alcuni consigli

 

Aprire la partita iva a Napoli e avviare la tua attività

Avviare un’attività non significa semplicemente aprire una partita Iva, quest’ultimo è solo un adempimento formale con cui si comunica all’Ente (Agenzia delle entrate – a questo indirizzo trovi le informazioni degli uffici dell’Agenzia delle Entrate di Napoli) di aver intrapreso l’attività e tutte le informazioni rilevanti fiscalmente.

Avviare un’attività significa innanzitutto individuare bene il Business che si intende intraprendere, capire se ci sono requisiti particolari che la legge richiede per lo svolgimento (es. Requisito professionale), individuare il budget necessario e quello a disposizione, la localizzazione dell’attività, il target di riferimento a cui rivolgersi.

Ci sono una serie di passaggi fondamentali prima di avviare un’attività: recarsi da un professionista abilitato è fondamentale per l’avvio di un’attività, il suo ruolo non è quello di un semplice intermediario che apre una partita Iva, un commercialista può aiutarvi a valutare la fattibilità del progetto imprenditoriale, ad individuare le fonti di finanziamento, alla redazione di un business plan e può aiutarvi a scegliere la forma giuridica adatta al tipo di attività.

Che tipo di attività vuoi avviare?

E’ bene sapere che i moduli per aprire partita Iva sono differenti nel caso di apertura P.IVA per soggetti diversi dalle persone fisiche (modello AA7/10).

Fondamentale è individuare il codice ATECO (a questo indirizzo trovi il sito per la ricerca dei codici ATECO), è questo il codice specifico che indica l’attività che si intraprende, inoltre se si intende adottare il regime fiscale agevolato o il regime dei contribuenti minimi, è necessario manifestare l’opzione. Possono essere indicati più codici ATECO, se si intende svolgere più attività compatibili tra di loro, e eventuali unità locali dell’attività. Molte sono le varianti e le opzioni a seconda delle tipologie di attività da intraprendere.

Aprire partita iva per una ditta individuale/professionista non è complicato infatti è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate competente, un modulo (modello AA9/11) in cui si dichiara e si comunica all’Ente di aver intrapreso una attività autonoma, il modulo va consegnato entro i 30 giorni dall’apertura della attività per la quale si richiede la partita Iva.

 

Per aprire una partita Iva sono tante le valutazioni, i pro e i contro, da fare, la scelta migliore comunque è sempre quella di affidarsi ad un commercialista che saprà dare consigli ponderati e soprattutto saprà accompagnare il cliente nel nuovo percorso professionale, nel modo migliore possibile senza dover incorrere in errori irrimediabili o gravi.

 

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Aprire Partita IVA come Infermiere Professionista

Aprire Partita IVA come Infermiere Professionista

Se stai pensando di aprire la Partita IVA per la tua figura di infermiere professionista, in questo articolo vedremo quali sono i passaggi generali che dovrai seguire

La figura dell’infermiere è stata riconosciuta dal D.M. 739/1994, definendolo come il responsabile dell’assistenza generale infermieristica e precisando la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni e la formazione.

In particolare l’infermiere:

  • Partecipa ed identifica i bisogni di salute della persona e della collettività, formulandone i relativi obiettivi;
  • Pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico, garantendo la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;
  • Agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitarie e sociali;
  • Svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale;

 

Per aprire partita iva: I requisiti previsti per lo svolgimento dell’attività di infermiere professionista sono:

  •   Onorabilità – Cittadinanza Italiana, godimento dei diritti civili ed essere di specchiata condotta morale;
  •   Professionalità – Possesso del titolo di studio (Laurea Triennale) – Dopo il primo triennio gli infermieri possono proseguire la formazione iscrivendosi a un corso master di primo livello oppure, dopo aver acquisito 5 anni di esperienza, iscrivendosi alla laurea specialistica.

 

L’iter per aprire la partita iva e l’avvio dell’attività prevede:

  •   Iscrizione Albo Professionale (IPASVI) – Prima dell’avvio dell’attività con un’apposita istanza;
  •   Apertura P.IVA – Entro 30 Giorni
  •   Iscrizione Cassa Professionale – (ENPAPI), mediante apposita istanza;
  •   Iscrizione INAIL – Contestualmente all’inizio dell’attività, con modalità cartacee o telematiche.

Le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza (cioè l’esercizio della medicina, della chirurgia, della farmacia e delle professioni sanitarie ausiliarie) sono esenti da IVA (art. 10, D.P.R. 633/1972).

Conclusioni:
In questo articolo hai visto i passaggi generali per aprire una partita iva come infermiere professionista, ad ogni modo il nostro consiglio, come sempre è di essere affiancati da un commercialista che si occupi di tutto l’iter.